Chi sono

Sono Benedetta Girelli, Psicologa clinica e Psicoterapeuta specializzata in Psicoterapia Psicodinamica Adleriana presso l’Istituto Alfred Adler di Milano. Sono iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia n.24828. Mi sono laureata in Scienze e tecniche psicologiche presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e nello stesso ateneo ho conseguito la laurea magistrale in Psicologia degli interventi clinici e sociali.

Nel corso della mia formazione ho scelto di specializzarmi in Psicogeriatria, in Vittimologia clinica e forense e in ultimo in Psicologia dello sport e dell’esercizio fisico. Queste specializzazioni mi hanno accompagnata in diverse fasi della mia professione, prima per la stesura della mia tesi magistrale, poi durante il tirocinio post lauream e infine per attivare alcune collaborazioni nel corso della mia esperienza clinica.
Il mio lavoro
Per parlare del mio lavoro partirò da una citazione di Giuseppe Ferrigno, Psicoterapeuta adleriano:
“Di fatto, nella relazione terapeutica c’è un continuo scambio tra le menti dei due soggetti e da questo scambio nasce il senso della cura. Il paziente non è più solo osservato, indagato e interpretato, ma il miglior compagno di strada con cui è possibile costruire e intessere storie possibili e percorsi imprevedibili. Il terapeuta assume quasi il ruolo creativo di romanziere che aiuta il paziente a ritrovare la trama di una storia che aveva perduto e ciò è possibile perché il paziente ha incominciato a nutrire in un’altra persona, che gli sta di fianco, più fiducia di quanto ne abbia in se stesso.“


Trovo che queste parole siano il miglior modo per spiegare il senso e il significato della terapia sia per le persone che entrano nella stanza che per chi di fronte a loro stanno lì, in ascolto, con il cuore, con la mente e con la pancia.
Credo che la narrazione terapeutica, ciò che avviene durante l’incontro terapeutico, si sveli come un laboratorio artistico in cui mettiamo in scena noi stessi, i nostri sogni, le nostre fantasie, i nostri perché: diventiamo registi e poi attori, attori e poi registi. In questo modo riscopriamo la nostra capacità finzionale di narrare, di raccontare, di raccontarci, di creare nuove possibilità, quindi nuovi orizzonti finzionali di speranza.

